21 marzo 2020.
Primo giorno di primavera.
Sì, ma per così dire.
793.
Settecentonovantatre morti.
In un solo giorno.
Stiamo radendo le soglie dell’insopportabile.
Eppure c’è ancora chi continua a fare il “furbetto“. E allora, sì, andiamo tutti al mare, facciamo una bella scampagnata, andiamo a correre.
Ma proprio ora vi è venuta tutta questa voglia irrefrenabile?
Siamo reduci dall’ultimo discorso del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
La situazione non è semplice.
Le nostre strutture sanitarie sono vicine al collasso.
E ricordiamolo che il nostro è uno dei migliori sistemi sanitari al mondo.
Abbiamo assistito, anche oggi, all’ennesima macabra parata di “carri funebri” – se così si possono chiamare – che varcavano in uscita la soglia della città di Bergamo per giungere chissà dove.
E pensateci due volte prima di uscire e di fare jogging.
Ci sono persone che non potranno mai più rivedere i loro cari perché un virus gliel’ha portati via.
L’Italia è nuovamente messa alla stretta.
Ora, anche il nostro sistema economico subirà atti drasticamente restrittivi.
Ma non importa.
E pensateci sempre due volte – anzi dieci – quando volete uscire, perché là fuori ci sono medici che combattono ogni giorno.
E per quanto ci convincano di esserlo, non sono supereroi.
Sono uomini e donne, proprio come noi, con le loro debolezze e fragilità, soprattutto dinanzi agli scenari che i loro occhi imprimono come cicatrici indelebili nella loro mente. Ed anche nella nostra.
E allora “stringiamoci come una catena attorno al bene più prezioso: la vita”, che non guarda in faccia a nessun aspetto economico.
Faremo tutti insieme questa rincorsa, per tornare fra le braccia dei nostri cari. Al più presto. Perché ne usciremo sicuramente segnati. Tutti.
E come ha detto il Premier Conte: “solo nei momenti dello sconforto più profondo si può riscoprire la positività e la voglia di rimboccarsi le maniche. Siamo un grande paese e ce la faremo, insieme.”
Andrà Tutto Bene